sabato 13 luglio 2019

Come nasce un oasi felina.



Salvo per miracolo da un incidente stradale, come ex-voto dona al Comune di Città di Castello (Pg) un’oasi felina. Potrebbe essere la trama di un romanzo la storia a lieto fine di Luigi Mario Maggiolini Pescari, tifernate molto conosciuto in città e appassionato di animali, che ha deciso di dedicare la guarigione straordinaria ai suoi amati gatti e di devolvere parte del risarcimento alla costruzione della prima oasi felina dell’Umbria.
“E’ un mio sogno fin da piccolo” ha detto Mario, come lo chiamano tutti, “tra la vita e la morte, mi sono detto se la scampo faccio l’oasi. Ho mantenuto la promessa”. A spiegare come nasce la donazione di Mario è l’avvocato Benedetta Bellini, che l’ha assistito legalmente da quanto la mattina del 13 dicembre 2012 durante una delle sue passeggiate Mario è stato investito da un auto mentre attraversava sulle strisce pedonali. “Un urto violentissimo con uno sbalzo di oltre 30 metri che gli ha causato lesioni gravissime tanto da essere ricoverato d’urgenza al Policlinico di Perugia in pericolo di vita. Sottoposto a molteplici interventi, dopo un ricovero lungo e dolorosissimo, Mario si è salvato ma da uomo di fede sente di essere stato miracolato. In fondo alla sua imprevedibile guarigione hanno sicuramente contribuito i gatti con cui vive dopo che se ne è andato il suo amato ed inseparabile cane Cris. Dopo un’infanzia e un’adolescenza molto dure, ha vissuto la sua giovinezza con la madre, ormai scomparsa, unica persona che si sia presa amorevolmente cura di lui. Adesso, ormai ristabilito, vuole devolvere una parte del risarcimento di cui ha beneficiato a seguito dell’incidente alla costruzione di un’oasi felina, in grado ospitare tanti più gatti randagi possibili e di essere una casa in attesa dell’adozione. Alla sua ripresa, su cui pochi avrebbero scommesso, hanno sicuramente contribuito gli amici i gatti, che gli hanno fatto compagnia e lo hanno amato senza riserve o condizioni. L’oasi è un dono del dolore provato da Mario”.
“Un gesto di grande civiltà” ha detto il sindaco Luciano Bacchetta, anticipando che a Mario sarà riservato il taglio del nastro e una targa il giorno dell’inaugurazione dell’oasi felina, prevista alla fine del mese. Il sindaco e l’assessore all’Ambiente Massimo Massetti hanno ringraziato “Mario per il bel gesto che gli fa onore” e parlato dell’oasi come di “una buona pratica in cui pubblico e privato colgono un obiettivo importante”. Il cantiere per l’oasi felina, accanto al canile comprensoriale di Mezzavia di Lerchi, è già al lavoro su un progetto di Italo Cesarotti, realizzato dalla ditta Il Compasso per una struttura di circa 300metri quadrati con 5 box e spazi liberi. “Manca solo l’arredamento” ha detto Cesarotti “l’abbiamo pensato stile casa di famiglia e potremmo ricorrere a donazioni dei cittadini per allestire gli spazi con mobili che ricreino l’ambiente domestico”. “Ma non chiamatelo gattile” ha precisato Giovanni Giorgi, dirigente veterinario della Asl Umbria 1: “L’oasi è un progetto-pilota, interpreta la legge nazionale e regionale che vuole, a differenza dei cani, i gatti in libertà. C’è una struttura analoga a Collestrada ma senza l’apporto dei privati. La struttura potrà ospitare solo esemplari che non possono vivere liberi perché malati o per altri motivi, sarà gestita da Enpa e dalla ASL per quanto riguarda gli aspetti sanitari o di anagrafe. Ce ne era davvero bisogno: i dati parlano di una popolazione felina pari in Alta Valle del Tevere a 787 esemplari, 491 concentrati a Città di Castello, per 187 colonie feline censite. La sensibilità verso i gatti sta aumentando portando con sé un numero di gattare e gattari in crescita e di conseguenza anche i punti di raduno degli esemplari prolificano. Questa deve continuare ad essere la gestione ordinaria della popolazione felina sul territorio”. Il sindaco, in quanto presidente della Provincia di Perugia, ha anche annunciato un collegamento con il servizio Sportello a Quattro zampe, che, con oltre 250mila collegamenti, è uno strumento prezioso di comunicazione per la tutela e il benessere degli animali d'affezione.

Alla presentazione dell’oasi felina, nella Sala Giunta Peppino Impastato del comune di Città di Castello, ha partecipato anche Enrico Milanesi che, a nome del Centro Fotografico Tifernate ha annunciato che donerà alcune foto di gatti per arredare l’ambiente, Cesare Sassolini, promotore finanziario, che ha assistito Mario Maggiolini per gli aspetti tecnici.

FONTE

lunedì 24 giugno 2019

Ecco perché in Olanda non c’è nessun cane randagio.



In Olanda non esistono cani randagi: sembra impossibile, invece è proprio così. Eppure, era uno dei paesi con il maggior numero di animali abbandonati che vivevano in strada, almeno fino agli anni 2000.

Come è stato possibile azzerare addirittura il fenomeno, lo spiega un report pubblicato nel 2012 dalla Animal Fundation Platform, che ricostruisce la storia del randagismo nel Paese.
Nel diciannovesimo secolo tutte le famiglie nobili possedevano un cane, sempre di razza, come segno di benessere ed erano spesso rappresentati con loro anche nei dipinti fiamminghi. I cani ben curati e nutriti erano un simbolo della ricchezza stessa dei loro padroni e dunque erano considerati un vero e proprio status.

Nello stesso secolo, però, le città avevano introdotto la cosiddetta “dog tax”: una tassa sul possesso di cani. Questa è stata una delle cause dello scoppio del randagismo alla fine dell’Ottocento, come hanno dimostrato il numero di cani randagi nei municipi che avevano introdotto la tassa rispetto a quelli dove invece non veniva applicata.

Non solo: in questi stessi anni, il paese è stato colpito da una tremenda epidemia di rabbia. Per questo le persone abbandonavano i loro animali, nella speranza di limitare il contagio.
Questo ha portato all’esplosione del numero dei randagi in giro per le strade e i canali. La relazione degli olandesi con i cani è sempre stata forte, però. Già nel 1864 ad Amsterdam aveva aperto un primo canile per accogliere i randagi e i Paesi Bassi sono stati il primo stato europeo a veder seduti in Parlamento i membri del partito animalista.


Negli anni a seguire, nel paese sono nati moltissimi gruppi a difesa degli animali e proprio questo ha aiutato a creare consapevolezza dell’importanza di trattare bene i propri animali domestici e di considerarli parte della famiglia. Inoltre, l’iniziativa di queste associazioni ha avuto un impatto sia pratico che culturale: sono stati aperti moltissimi centri per accogliere cani abbandonati, ma soprattutto i volontari hanno lavorato con le persone per far percepire loro il danno che creavano nell’abbandonare i loro amici a quattro zampe.

Inoltre, oggi gli oltre duecento canili nel paese sono attivissimi nel recupero di ogni randagio segnalato: le persone chiamano e qualcuno va a salvarlo immediatamente, senza costi. Ovviamente, nessuno di questi centri pratica la soppressione e l’obiettivo è prendersi cura di tutti i cani, sia cuccioli che più anziani, fino a che una famiglia non li adotta.

Dal punto di vista della legislazione, l’Olanda è riuscita ad eliminare completamente il randagismo attraverso l’introduzione di alcune regole. La prima è stata l’obbligo di sterilizzazione e castrazione, che viene eseguita gratuitamente nelle cliniche veterinarie. Inoltre, sono fissati dei giorni del mese in cui è possibile vaccinare gratuitamente gli animali. Questo ha permesso in pochissimo tempo di sterilizzare il 70% della popolazione canina femminile e dunque di ridurre anche il numero di cuccioli abbandonati.

Successivamente, sono state anche introdotte regole stringenti sul benessere e sul trattamento degli animali. Ogni atto di crudeltà nei confronti dei propri amici a quattro zampe è punibile con fino a tre anni di carcere e una multa di almeno 17 mila euro. Per permettere di individuare questi reati, la polizia olandese ha creato una unità speciale che si occupa di crudeltà nei confronti degli animali e del loro abbandono.

Infine, il governo ha voluto spingere i cittadini ad adottare e a non comprare cani. Per questo ha alzato in modo significativo le tasse sui cani di razza acquistati: questo ha fatto sì che le persone ci pensassero due volte prima di spendere migliaia e migliaia di euro in tasse per un cane di razza e preferissero salvare qualche cucciolo dal canile.

Inoltre, non solo le associazioni ma anche la stampa è molto attenta al fenomeno, che tiene costantemente monitorato, informando i cittadini di anno in anno sul fatto che tutti i cani del paese continuino ad essere ben accuditi e nessuno di loro rischi la vita per strada.

Tutto questo - un insieme di fattori culturali e legislativi - ha permesso all’Olanda di essere un paese esemplare nella cura degli animali e soprattutto forse l’unico paese al mondo senza randagi.

FONTE

domenica 9 giugno 2019

L'abbandono

Che faccia ha l'abbandono?

Si può dare un volto a un gesto?

In realtà si, la faccia dell'abbandono è questa:



Nessun fotomontaggio, nessuna foto presa da internet, queste sono foto fatte subito dopo il ritrovamento davanti al nostro rifugio, uno scatolone forato con dentro due cuccioli. Subito recuperati e immediatamente, messi al sicuro con cibo, acqua, lettiera e cuccia.

Ma tutto questo non è un gesto vile che nasce casualmente, ma ha radici molto profonde e spesso insospettabili, le più comuni sono quelle di cui abbiamo spesso parlato, disinteresse, scarso valore che si da al proprio animale domestico, scarso senso di responsabilità o di buonsenso. Altre sono più profonde e radicate, mascherate appunto di "buonsenso" , ve ne racconto qualcuna che ho dovuto purtroppo leggere: voglio rispettare la natura del gatto e quindi non voglio castrarlo

L'affermazione pare ragionevole vero? 

Parliamone: il gatto non castrato in casa sclera perché va in calore e non può accoppiarsi, può sviluppare forme tumorali ai testicoli, marca la casa (e sfido chiunque a dire che questo non è un problema…) , fugge e rischia di finire investito, azzuffarsi con altri gatti per il territorio contraendo dalle ferite malattie infettive mortali, mette incinte gatte che creeranno altri cuccioli che finiranno randagi per strada.

Altra genialità: i gatti devono vivere all'aperto, ho il giardino e quindi il gatto può stare in casa ma DEVE stare anche in giardino. 

Parliamone: la natura del gatto è sicuramente una natura semidomestica, un gatto può benissimo vivere allo stato selvatico, anche se questo compromette qualità e quantità della vita, ma nel momento in cui si decide di prendersi cura di un gatto, andrebbe fatta una valutazione attenta della situazione. Se il gatto è piccolo NON deve andare in giardino, perché essendo un animale territoriale non ha ancora ben stabilito la sua zona e rischia di perdersi. 
Se il gatto non è sterilizzato NON deve andare in giardino perché cercherà di accoppiarsi, allontanandosi rischiando di perdersi, di venire investito, di restare incinta, di contrarre malattie. 

In ogni caso se un gatto vive il giardino, il giardino deve essere pensato a misura di gatto, dato che il mondo in cui vive il gatto è pensato a misura di uomo, e quindi il giardino deve essere un posto protetto e sicuro, dove il nostro amico di cui siamo RESPONSABILI possa divertirsi e godersi la vita.

Ultima nota: gestire le richieste (le tante richieste) che iniziano con un "ho bisogno" invece di vorrei, per favore, scusate, è uno sforzo notevole, anche perché se le associazioni funzionano è grazie ai volontari ma grazie anche ai sostenitori che non sono (come fa qualcuno) persone da "spremere" ma persone da sensibilizzare e da far agire, quando l'associazione materialmente non può, dal canto suo l'associazione fornisce i mezzi per divulgare gli appelli e le richieste in modo che si raggiunga la più ampia fetta di pubblico, ma il resto spetta a VOI

Il senso dell'essere animalisti, non è quello di "ho visto un gatto, sta male, pensateci voi". E' "ho visto un gatto, sta male, ho chiesto aiuto ai vigili urbani / ho dato aiuto, è al sicuro, mi aiutate a trovargli una casa?" .

E ancora una volta, ecco delle foto che spiegano meglio di tante parole cosa vuol dire fare parte di una associazione che DAVVERO combatte il randagismo sul territorio e si occupa di gatti.





P.S. questi gattini sono in cerca di casa.

Alberto.



lunedì 20 maggio 2019

Magnus: una storia di amara indifferenza.


Molti avranno seguito nella nostra pagina Facebook : www.facebook.com/learistogatteonlus/. la storia di Magnus.

Ma voglio raccontarla per chi non ne fosse a conoscenza, questo gatto maschio ci viene segnalato più volte in pagina, nessuno lo vuole recuperare, una nostra volontaria che abita in zona decide di provarci e si reca a Valverde, cercando di fare il recupero.
Vengono contattati i vigili urbani, come da prassi dato che tutti i randagi appartengono al comune, ma loro non tentano nemmeno di recuperarlo, non c'è soccorso veterinario e il comune non è intenzionato a pagare le eventuali spese mediche.
La nostra volontaria, con molta pazienza riesce a recuperare il gatto, non è aggressivo solo spaventato e confuso, lo porta a casa con se.

Il gatto è in pessime condizioni, oltre a essere sporco, risulta disidratato e disorientato, ma reagisce alle cure e alle coccole. Viene portato per due volte dal veterinario dove ci appoggiamo, prima vengono fatte le analisi del sangue e successivamente un ecografia.
Il gatto ha subito un trauma cranico.

Un incidente forse o l'opera dell'uomo, non è dato saperlo, nessuno si è preso cura di lui fin quando non è arrivata la nostra volontaria.
Inizia la cura, fatta di flebo a lento dosaggio per idratarlo, farmaci, cibo e coccole. Il gatto reagisce bene, ma improvvisamente una mattina, viene trovato semi svenuto, spento, con ancora in bocca il cibo della sera precedente. Il trauma cranico, si scoprirà poi, ha creato un edema che preme sul cervello.
La nostra volontaria passa un intera domenica con Magnus addosso, un gatto con crisi epilettiche, cercando di calmarlo e di fargli compagnia.
La foto che vedete ritrae Magnus messo nel letto della volontaria, cosi da poterlo monitorare costantemente.
Il giorno dopo, viene ricoverato d'urgenza, con ossigeno e adrenalina, le condizioni appaiono subito disperate, Magnus si spegne nel primo pomeriggio.

Per quanti sforzi abbia fatto la nostra volontaria, per quanto impegno, per quanto amore, per quante cure abbia dato, non è bastato a salvarlo dall'incuria delle persone, delle istituzioni che hanno preferito fregarsene e non considerare che anche Magnus era un essere vivente, con un cuore, dei sentimenti e dei bisogni.

Ora Magnus non c'è più, tutto quello che la nostra volontaria e noi come associazione potevamo fare, l'abbiamo fatto, ci rimane l'amarezza di una vita che si è spenta e che forse si sarebbe potuta salvare se fosse stata soccorsa prima o non avesse vissuto in strada.

(Alberto)

giovedì 16 maggio 2019

Le considerazioni amare del periodo delle nascite e non solo.




Come ogni anno arriva il periodo delle nascite e come sempre arrivano gli animalisti del dopopranzo, o come si usa ora gli animalisti da tastiera. 


Come direbbe il buon Piero Angela l'animalista da tastiera è colui che difficilmente muove un dito in favore di un animale in difficoltà (scusa classiche: allergia, numero imprecisato di cani, donna incinta, marito/moglie/figlio allergico/contrario, lavoro da 25 ore al giorno, mancanza di spazio… quest'ultima è carina perché tenendo conto le dimensioni di un gatto evidentemente vivono in spazi monodimensionali) , insomma appena questa interessante specie di animalista vede o sente di qualche gattino in difficoltà subito contatta qualche associazione animalista (fatta di volontari…) chiedendo aiuto e usando la parola magica "DOVETE!!!" perché altrimenti siete "VOI" i mostri che sta facendo morire il cucciolo di turno. 


Il problema è che il "dovete" non è cedibile come un assegno a vuoto ma bensì è a carico di chi per primo nota l'emergenza che può girarsi dall'altra parte (ognuno ha la sua coscienza e può giustificarsi come vuole) oppure dimostrare carattere soccorrere immediatamente l'animale in pericolo e dopo vedere di trovare aiuto più specialistico o cercare una collocazione.

Noi da parte nostra continuiamo a fare il possibile e a volte l'impossibile per salvare tutti i gatti che troviamo e che ci vengono segnalati, ovviamente dando la precedenza a quegli animali che sono da soli e che nessuno ha preso in stallo e che quindi finirebbero morti di stenti o uccisi dalle auto o dagli stessi esseri umani che spesso amano lasciare bocconi avvelenati in giro. 


Eppure non basta e allora affittiamo gabbie trappola per i gatti più difficili, affittiamo gabbioni per le cucciolate più numerose…eppure non basta.


Siamo noi degli specialisti? 


Forse ci scambiano per un servizio pubblico? 


O siamo veterinari?


Niente di tutto questo, siamo degli esseri umani, con lavoro o senza, con famiglia o senza, che hanno deciso di dedicare un periodo della loro esistenza per salvaguardare i gatti randagi che l'indifferenza comunale/regionale/statale lascia alla loro sorte.


Eppure veniamo tutte le volte scambiati per "esperti salvatori stipendiati da una entità misteriosa che DEVONO agire" , esempio recente un gatto adulto abbandonato a Valverde (ridente paesello in provincia di Catania) , in quel caso ci sono arrivate segnalazioni su segnalazioni (e nessuno poteva catturare la feroce tigre, la si poteva guardare solo da lontano….) , una nostra volontaria si reca sul posto e di santa pazienza contatta i vigili urbani del ridente paesello, i quali affermano di non poter fare nulla in quanto non hanno il soccorso veterinario e il comune non si assume le spese di eventuali cure del gatto. 


Eccoci qui arrivati al punto, il comune non si assume le spese mediche, i randagi sono proprietà del comune eppure… quindi tra gli animalisti da tastiera e comuni distratti e in povertà (facciamo una colletta per il comune di Valverde? Oltre il gatto salviamo anche il comune….) , chi agisce?

I volontari , che riescono a catturare la feroce tigre (un povero gatto malconcio e buono) e iniziano a curarlo sostenendo spese di notevole entità nella speranza di dargli una vita (quel che rimane) decente. 


Ecco magari chi quando si vota si potrebbe valutare a chi si sta dando il voto, ma questo è un discorso lungo complesso e che sicuramente tirerebbe in ballo il classico scarica barile, dando la colpa alla regione, allo stato, al fato e chissà a chi.


Tornando al problema principale, altra situazione interessante, via Umberto , Catania, zona centralissima piena di negozi, a meno di 1 km dal comune di Catania, un gatto in un automobile non riesce a uscire, la procedura vuole (dato che i randagi sono sempre proprietà del comune) che si chiami i vigili urbani che cercheranno il proprietario dell’automobile e se fosse irreperibile, i vigili del fuoco che provvedano a far uscire il gatto illeso dall’auto o se non è possibile a forzare il cofano per farlo uscire. Ebbene ancora una volta, sia i vigili urbani sia i vigili del fuoco, fatta la passeggiatina constatato che il gatto era nell’auto hanno preferito non fare nulla. E ancora una volta una nostra volontaria è rimasta li fino alle 21, sperando e cercando di fare uscire il gatto e alla fine per disperazione, lasciando un biglietto sull’auto avvisando il proprietario della situazione.


Tutto ciò a quale conclusione ci porta?


Semplice, la gente sia stipendiata che non, delega agli altri, che di cuore tengono realmente a l’integrità degli animali, doveri e compiti che semplicemente non sono di loro competenza ne possono fare (immaginate se un volontario forzasse il vano motore di un auto o se dicesse a un veterinario: il conto lo porta al sindaco). 


Lungi dal voler essere polemico dato che qui si parla di vite, forse di serie B per qualcuno, ma sempre vite, sarebbe il caso che tante persone avessero la spina dorsale e il carattere di prendersi qualche responsabilità e darsi da fare, sia quando si vedono le cose, sia quando si deve decidere chi ci amministra.


E soprattutto la risposta per tutti è:  sterilizzare.


Alberto.